Go veg: dalla bistecca alla scarola, la svolta dei nuovi consumatori

Go veg: dalla bistecca alla scarola, la svolta dei nuovi consumatori

Signora Natura22-10-2020

In Italia le scelte alimentari sventolano bandiere verdi. La dieta onnivora sta abdicando al regno del vegetale. Le ragioni sono svariate. Quelle etiche s’intrecciano alle motivazioni salutistiche e ambientali: gli allevamenti intensivi sono responsabili di un’ingente quantità delle emissioni di gas serra, mentre le monocolture di cereali per i mangimi hanno costi energetici notevoli. Inoltre, diverse ricerche mediche scientifiche confermano che un consumo abbondante (eccessivo?) di carne rossa è dannoso per la salute, diversamente dalla dieta vegetariana, leggera e salubre.

 

Ciò detto, interessa non tanto (o non solo) il doppio binario onnivori- vegetariani, ma l’ulteriore diramazione  vegetariani/vegani. Eh sì, perché il cerchio si stringe e le scelte si fanno più circoscritte. Se il principale discrimine è la rinuncia o meno alla carne, subentrano poi ulteriori restrizioni, che vedono l’abbandono di tutti i derivati animali (uova, latte etc). Ecco alcuni dati.

 

Vegani in aumento e vegetariani in ribasso: dati alla mano, ecco cosa accade in Italia

È rimasto stabile il numero complessivo di vegetariani e vegani, che in totale in Italia sono il 7,3% (+0,2% rispetto al 2018, -0,3% rispetto al 2017, -0,7% rispetto al 2016, +1,4% rispetto al 2015, +0,2% rispetto al 2014). A contribuire alla stabilità però non sono i vegetariani, in calo rispetto agli anni scorsi.

Questi ultimi sono scesi al 5,4% perdendo lo 0,8% rispetto al 2018, con un abbandono della dieta vegetariana pari al 4, 9%. In aumento invece la percentuale di vegani, pari all’1,9% (+1% rispetto al 2018). Al timone del veliero è la popolazione femminile: il 5,8% è vegetariano contro il 5% degli uomini, il 2,8% è vegano contro l’1,1% degli uomini.

Quali motivazioni inducono gi Italiani alla dieta vegetariana e in alcuni casi alla radicalizzazione vegana? Per un quarto di coloro che hanno scelto una dieta vegetariana o vegana (25,1%), essa rappresenta una filosofia di vita; 3 su 10 ritengono abbia benefici sulla salute e il 3,6% per motivazioni ambientali.

Eurispes ha sondato le abitudini alimentari di una fetta di Italiani: i risultati dell’indagine sono interessanti. L’analisi Eurispes sulle abitudini alimentari degli Italiani è stata condotta su un campione di 1132 persone, stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, età e area geografica, risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat.

Secondo i dati Eurispes il numero dei vegani in Italia è aumentato di un punto percentuale rispetto al 2018: attualmente, infatti, risulta una quota di 1,9% del campione intervistato. Questi numeri gettano luce su un aspetto significativo: ad oggi, l’alimentazione plant- based non è più una moda alimentare, ma possiamo parlare di consolidamento effettivo.

Del resto, l’alimentazione 100% vegetale sta diventando il new normal anche per i consumatori che non hanno abbracciato la scelta di vita vegetariana o vegana. Le abitudini di spesa degli Italiani, infatti, stanno virando verso un consumo più consapevole, mentre il mercato traina questo cambiamento puntando su un’offerta trasparente: tracciabilità di filiera, selezione della materia prima, valorizzazione delle proprietà degli alimenti. Gli scaffali della GDO ampliano lo spazio dedicato agli alimenti plant-based, variando l’offerta dei prodotti, sempre più in linea con le esigenze di mercato.

Dicevamo che la svolta vegetale non è più solo un trend, ma ha gettato solide basi per una nuova cultura dell’alimentazione. In tal senso, anche la politica ha iniziato a interessarsi, tracciando un disegno di legge (settembre 2018) per garantire l’opzione vegetariana e vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati. Tutte le mense pubbliche devono offrire l’opzione vegana e vegetariana. Il progetto interessa tutti i luoghi di ristoro e prevede sanzioni da 2.500 fino a 10.000 euro per coloro che non si adeguano.

È stato inoltre presentato un disegno di legge (DDL S. 506 – XVIII Legislatura) per chiedere l’abbassamento dell’iva sul latte vegetale dal 22% al 5%. Le numerose petizioni avevano lottato per ottenere il 4%, cioè l’aliquota che si applica ai beni di prima necessità, ma il 5% sarebbe in ogni caso un risultato positivo, dato che la quota attualmente in vigore è la stessa applicata ai beni di lusso.

 

Svolta vegana e boom di prodotti speciali: quale correlazione?

Parallelamente alla sterzata vegetale, si riscontra un boom di consumo dei cosiddettiprodotti speciali”:

  • Un Italiano su quattro (19,3%) acquista prodotti senza glutine, ma solo al 6,4% è stata riconosciuta un’intolleranza a questa proteina, mentre il 12,9% sceglie questi alimenti pur non essendo celiaco;
  • Il 18,6% sceglie prodotti senza lievito: il 4,6% è stato effettivamente riconosciuto intollerante, a differenza del 14% che afferma di non esserlo.
  • Un quarto dei consumatori (26%) acquista prodotti senza lattosio, ma solo l’8,5% lo fa per una diagnosi di intolleranza; segno che si sta rafforzando anche una certa consapevolezza alimentare verso scelte ponderate ed informate.

Resta da capire perché la crescente scelta vegetale sia accompagnata dal consumo di prodotti senza glutine o lattosio, pur non essendoci effettiva necessità. Possiamo azzardare alcune osservazioni. Sicuramente questi dati rivelano una maggiore sensibilità alimentare e una certa selettività: si leggono le etichette, c’è intenzione nella scelta di alcuni alimenti rispetto ad altri e questa intenzione è legata alla salute, al benessere, alla rinuncia ai cibi spazzatura in favore di una dieta equilibrata.

Dall’altro lato, però, è evidente una consapevolezza confusa e ancora molto debole rispetto all’identità e al ruolo di cibi, ingredienti, proprietà, utilità. Un esempio su tutti: alcuni prodotti vegani sono anche senza glutine, che è una proteina; ciò può portare a pensare che il glutine sia una proteina animale, mentre invece è contenuto nel frumento, nel farro e in altre varietà di cereali. Ecco, allora che il misunderstanding diventa un involontario criterio di vaglio.

Più che di ignoranza, si tratta di disattenzione o di un certo disordine dato, molto spesso, dalla tempesta di informazioni che tutti noi assorbiamo attraverso i media o i precetti delle industrie alimentari, un po’ minacciosi e un po’ edulcorati, su cosa sia meglio per il nostro benessere. Infatti siamo circondati da prodotti “senza…”, il che ci convince che, al contrario, i prodotti “con…” facciano male alla salute.

Ciò può quindi spiegare la rinuncia al glutine e al lattosio, pur senza ragioni mediche conclamate: la scelta privativa ci fa sentire psicologicamente più leggeri, più sani, più diligenti e rispettosi delle best practice alimentari e anche, allargando l’orizzonte, rispettosi dell’ambiente.

Cosa aspettarci per l’immediato futuro? Un occhio sempre più attento a una divulgazione lineare, educativa del consumo plant- based, ma soprattutto una guida esaustiva a una scelta alimentare consapevole e razionale.

 

Riferimenti sitografici:

https://www.focus.it/cultura/storia/quando-e-nata-la-moda-del-vegetarianismohttps://www.osservatorioveganok.com/vegani-in-aumento-e-vegetariani-in-diminuzione-i-dati-eurispes-2019/http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/cibo_e_salute/2019/01/31/eurispes-vegetariani-al-bivio-tra-abbandono-e-vegan-1_75fea9ee-3404-4f0f-bcae-91fe3ae3ff6c.htmlhttp://www.ccpb.it/blog/2019/02/07/vegani-vegetariani-italia/ 

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